Dopo la cronaca della partita troverete la lettera scritta da Manuel Schollmeier per il decennale dei Barbari.
" NOI POCHI, NOI FELICI POCHI, NOI MANIPOLO DI FRATELLI..." ( Enrico V )
E' ricominciata la nuova stagione dei BARBARI, quella dei "POCHI MA BUONI" come generosamente urlato a fine gara dai nostri più fedeli tifosi.
Il decimo anno d'attività per i Bianconeri campioni in carica, inizia con una squillante vittoria in trasferta per 40 a 7 nel Derby contro i GRIZZLIES, al loro esordio nel football a 11.
Risultato e partita mai in discussione, ai pur agguerriti e ben preparati "Orsi" sono stati concessi appena quattro primi down, uno su fallo, uno su finta di punt e due su lancio, praticamente annullato il gioco di corse, e vanificato con ben 4 intercetti quello su pass nel tentativo bluarancio di sorprendere la difesa bianconera. L'unica segnatura dei padroni di casa è arrivata a fine gara sul 40 a 0, su un bel ritorno di k.o. di Petian.
In Difesa intercetti per Pace (2) Di Giorgio e D'Ottavi, grande prestazione di Cataldi, di Bruni, Reitano, Zannoni, Lunati e Tecchia in doppio ruolo, dell'eterno Scholl (25° stagione per lui, non ci sono più aggettivi) e di D'Orazio al suo primo anno da titolare nel ruolo di D.E.
In Attacco la solita grande produzione di yds su corsa (saranno ca 300 a fine gara, in perfetta media Barbari, come dovrebbe ben sapere ogni difesa che prepara le partite contro la compagine di ROMA NORD) protagonisti assoluti (vista la pesante assenza di Paparelli ancora out per un mese circa, e l'impiego in defense da cb di Pace e Di Giorgio) Andrioli (1 td) e Bruni, davvero devastanti come nel loro standard. Da annotare il 50° pass in Td di Macina (solo) per Bruni (2 td) tra campionati Junior e Senior, davvero niente male come statistica per un team che, si dice, sappia solo correre, ma si sa, luoghi comuni ed etichette, nello sport come nella vita, sono duri a morire...
Da rivedere qualche aggiustamento in linea, ma alla prima di Campionato e al primo vero scrimmage della stagione ci stava qualche errore in più rispetto alla media.
Questo sarà un campionato durissimo per i BARBARI, chiamati a difendere il Titolo Nazionale per il terzo anno consecutivo, l'organico, a seguito di defezioni importanti, è ridotto all'osso, e Coach Schollmeier ha dovuto improntare tutta la preparazione ad uno specifico addestramento per coloro che si cimenteranno in doppio ruolo, al fine di ottenere atleti di qualità altamente specializzati in più situazioni di campo.
Il sacrificio richiesto ai ragazzi è enorme, e solo un squadra unita e salda nel gruppo, nel riconoscersi "manipolo di fratelli", per parafrasare Shakespeare, può ambire a portare avanti un programma simile.
Questa è l'ennesima sfida lanciata agli avversari per il 2010, e il primo serio banco di prova è stato superato abbastanza agevolmente, ma già da domenica prossima il calendario prevede un Big Match per la testa del Girone, arrivano a Roma gli ANGELS Pesaro, affrontati lo scorso anno sia in regular season che alla prima di Playoffs, convincenti vittorie bianconere ma partite agonisticamente molto intense.
I Marchigiani arrivano forti della vittoria ottenuta in trasferta a Pescara dagli esordienti CRABS per 38 a 6, le loro ambizioni quest'anno sono di altissimo livello, e la partita promette spettacolo. La caccia al titolo dei BARBARI è aperta e appena all'inizio!!!
LETTERA DECENNALE
Trascorsi i primi dieci anni..conseguiti innumerevoli risultati e scritte pagine di storia in questo sport..ancor oggi quei pochi componenti, superstiti di un team da leggenda, sfidano se stessi in un’improba impresa in onore di un decennio ricco di stagioni di battaglie per chi ha creduto e combattuto con loro, e degli avversari.
Qui tra questi uomini risalta fulgido l’ideale del guerriero barbaro, diverso nel pensiero e nei modi da qualsiasi altro!..la “cerca”,continua!!
Credo che la ricerca di se stessi, la continua scoperta dei propri limiti e lo sforzo “puro” nel superarli, nel cercare appunto il metodo e la via più idonea per farlo, è il massimo a cui un uomo può aspirare..è un “sogno” che per mancanza di volontà o a volte per necessità, molti abbandonano, c’è chi addirittura, nel corso della vita, si accontenterà di partecipare come figurante in sogni già fatti e costruiti da altri, senza mai mettersi in gioco veramente; e poi c’è chi già al primo segnale di un lontano barlume di successo si sente appagato e per di più già pregno dell’esperienza richiesta, sarà uno dei tanti “maestri di vita” che troveremo sul nostro cammino, sempre pronti a denigrare con prosopopea arrogante, l’operato di chi, umilmente si sfida anche sulle cose più semplici, sempre pronti a imbastardirne il concetto di sfida, consigliando le innumerevoli svolte più brevi, e questo solo per colmare la vera lacuna della loro mediocrità…e siccome viviamo in un paese di mediocri, la filosofia di questi individui vien spesso abbracciata perché priva di sacrifici e responsabilità e poi anche giustificata: esempio lampante è la nuova gioventù sportiva e non, che priva di questi semplici ma unici valori si trova senza dei reali punti di riferimento e “comoda” nella scelta, nell’accettazione distorta e malsana che come un cancro ne consuma inesorabilmente il vero valore!
Scegliere la via più breve è l’offesa e il più grande male che (atleta e no) ci si può auto infliggere!
La scoperta di se stessi è ciò che muove l’essere umano in tutto e per tutto da sempre!
Con rispetto ho affrontato l’avversario, e insegnato con “l’esempio” a tutti gli atleti che ho avuto l’onore di allenare che l’avversario in sé rappresenta per noi il mezzo per mettere in atto la nostra “opera”!..e che la vera sfida è contro se stessi contro il vero nemico che è dentro di noi. Il lato buio delle proprio paure ,delle remore ,del limite che ci si impone ancor prima di trovarselo di fronte, accentandone la sfida, il confronto, la “guerra” rischia (ovviamente in positivo) di trasformarsi nel lato più luminoso.
Ed è da queste piccole vittorie che la vera “energia” si tramuta e passa di cuore in cuore entusiasmando prima l’anima del singolo per poi influenzare quella degli altri..ecco che il sogno influenza il collettivo ed il gruppo infettato da questo virus quasi del tutta inguaribile, difficilmente riesce ad uscirne se non curandosi dando giorno dopo giorno il meglio di sé, incondizionatamente, cioè senza chiedere nulla in cambio quanto meno l’intento di ottenere nient’altro che l’appagamento della sfida vinta può dare.
Se lo sport è una metafora di vita allora uomini con queste caratteristiche usciranno fuori dall’esperienza sportiva più forti, più giusti, più puri e sinceri.
E infatti come nella vita anche nel nostro gruppo gli eventi di questo decennio, spesso colmi di un incredibile avversità su qualsiasi fronte, ci han forgiato unito e maturato, colpendoci da destra a manca sconfinando fuori dall’ambito sportivo, come un vero gruppo (perché per me, per noi questo è l’unico concetto di squadra) siamo riusciti a tenere testa a tutto..insieme ne abbiamo risentito..insieme c’è stato il superamento!
Con questa filosofia e mantenendo saldi i punti cardine che elencai nella prima lettera scritta al mio team dieci anni fa, intendo andati avanti nel perseguire il..”sogno” dell’ideale barbaro!
Il modo “incondizionato” in cui abbiam amato questo sport (il mezzo per dimostrarlo) ci ha premiato, regalando 10 anni di successi! A me personalmente 10 anni a stretto contatto con la positività dell’energia pura scaturita dal cuore dei miei ragazzi.
Ora posso affermare una volta per tutte che il mio (nostro) obiettivo non è mai stato quello di prepararsi “per” vincere, perché il modo migliore per vincere veramente è la maniera in cui esegui il percorso per arrivare al risultato.
Il risultato (almeno per me e per i barbari) non è che una mera conseguenza del vero “graal” che risiede in ognuno di noi. Vedersi consegnare titoli, medaglie, coppe, consapevoli di tutti gli sforzi e dell’enorme lavoro svolto…da soli…ha tutto un altro sapore. Ed è proprio battendo su questo punto che, seppur inconsciamente, son state date da parte nostra innumerevoli lezioni di sport e di vita…tant’è che ancora oggi il blasone, la medagla e né tantomeno le costanti chiacchere negative sul nostro conto (sinonimo di profonda invidia in quanto rappresentiamo fisicamente la riuscita a tutti i loro insuccessi e incarniamo l’essenzialità di ciò che nutre l’animo per andare avanti in modo puro nel sogno) ci distolgono dal voler fermamente continuare a pensarla e viverla così quest’esperienza sportiva.
Ad ogni piccolo traguardo riusciamo a dare il giusto sapore, ogni piccola azione riuscita suscita una gioia…per tutti ed è tutta farina del nostro sacco.
Questa filosofia indubbiamente, oggigiorno, logora, perché è dura da seguire colma di sacrifici di fermezza,di rigore a volte di emarginazione, e non fa breccia nell’animo di molti.
Nessun biasimo per coloro che dopo molte battaglie han scelto di cimentarsi su altri fronti (lavoro, università, famiglia) trattasi di successo anche questo se la scelta è stata presa “onestamente”! Ma un elogio infinito a chi ancora oggi cerca se stesso sforzandosi per colmare le assenze più di ieri, cimentandosi in questo duro sport nel modo ferreo in cui solo in questa scuola è consentito farlo.
Si parla ormai di una sporca dozzina di giovani ma “veterani” che han deciso di battersi e sfidare se stessi in improba impresa mettendo a repentaglio anni di lavoro e titoli conseguiti.
La decisione unanime è quella, seppur in condizioni estreme, di rispettare l’impegno di onorare gli avversari in un’ennesima stagione di battaglia in un’ennesima “cerca” di se stessi fino all’autocombustione …per poi rigenerarci, rinascere dalle nostre ceneri ancora più forti.
Questo sarà il nuovo primo passo di un capitolo della storia di questo team che dimostra ancora una volta con “l’esempio” dimostrato che questo percorso è per pochi, lo meritano in pochi.
E per far approdare tra le nostre fila solo dei veri giovani guerrieri “sognatori” disposti veramente come quest’ultimi esemplari rimasti a veder tramutare il rozzo pensiero, l’antico fondamentale, il proprio limite, il vile metallo…in oro!
L’araba fenice brucia se stessa e dalle proprie ceneri rinasce più forte di prima, immortale!
Chi sa, fa..chi non sa, parla!
Con l’immensa stima ed affetto ai veri guerrieri vittoriosi di questo decennio ricordo che: vince chi rimane in piedi pronto a mettersi in discussione fino alla fine! Il vostro compagno di squadra…
Manuel Schollmeier
A seguire l'articolo pubblicato da Repubblica il I° capitolo di...
Articolo su Repubblica.it
Capitolo I:
"Spezza magica spada l'età del gelo"...fu nel cuore di dieci inverni fa, che la storia dei Barbari ebbe inizio..io lo ricordo, io ero là, io cavalco il tempo. Sono l'ascia, sono Myrddin Emrys.
Ferito?No!Tirò avanti. Guardai il nostro schieramento per capire in quale punto avesse maggior bisogno di rinforzo, ma eravamo troppo pochi. Sguarnire un lato per rinforzarne un altro contro le tre linee nemiche era pure follia!...Eppure ugualmente vidi che le mie paure erano infondate, i miei avanzavano sul carnaio dei nemici pesantemente sconfitti.
Gli uomini grugnivano mentre calavano fendenti, colpivano di punta, conficcavano le lame nelle carni degli avversari.
E' questo l'affascinante splendore della guerra: la pura esaltazione di spezzare un muro di scudi e di estinguere sull'odiato nemico la sete della spada e dell'ascia.
Osservai SCHOLL dirigire noi pochi come se fossimo migliaia, l'osservai colpire ripetutamente e capovolgere gli avversari. Osservai REITANO, persona giusta come mai ne ho conosciute, e nei loro occhi non scorsi altro che gioia.
Osservai BRUNI, che ogni giorno pregava in una nuova sorte e nel rispetto dei fasti di un tempo, di chi, componendo le nostre file avrebbe dovuto obbedire solo alla volontà di una crescita totale e di un rinnovo morale; lo guardai e lo vidi uccidere con terribile efficienza!
Gli uomini della prima linea d'attacco MACI, BARBANTI, LUNATI, ZANNONI, MARCONATO, CANTONE ruggivano insulti e avevano abbandonato gli scudi per usare a due mani le pesanti lancie.
CATALDI sogghignava ebbro di sangue nemico, e i piccoli uomini delle secondarie, GAETANI, PISTACCHIO, CARA, ANDRIOLI cantavano insieme, ammazzando i feriti rimasti alle spalle del nostro muro.
La battaglia non si vince con sensibilità e moderazione ma con un divino impeto di strategia e di ululante follia.
...E ancora una volta, con tutto noi stessi, capimmo ciò che Scholl da sempre ci aveva detto. "Se esiste un Mordred con al seguito un esercito addestrato e pronto allora è giusto e doveroso che esista anche una piccola compagine al mondo, che qui debba tener testa, respingendolo indietro a qualsiasi costo e in qualsiasi condizione. O si vince o si perde..bisogna vedere come si vince o come si perde!!
Merlino
Dal sito dell' AIGFA www.assogiocatori.it scaricabile il primo numero di "PLAYERS" da un'idea di Riccardo Lonzar, completamente dedicato a Francesco Vatteroni per il primo anniversario della sua scomparsa. Il ricordo del coach Manuel Schollmeier e dei suoi compagni di squadra e amici fraterni Cile, Dini, Faina, Bruni. Un tributo speciale a Fra, da leggere e conservare.
FRANCESCO VATTERONI Grottaglie (TA) 16/06/1985 Roma 9/03/2007, maglia n° 40 dei BARBARI, Campione d'Italia Junior League 2005 e Nine League 2005, , 2 presenze nella Nazionale Under 19, tesserato dal 2001, CB e SS, utilizzato anche FL e RB in Junior, CB in prima squadra, titolare sin dal suo primo anno d'attività, pilastro e punto di forza della squadra, autentico riferimento per compagni e allenatori. In maglia Bianconera ha giocato in Junior League 33 partite vincendone 28, 3 Youngbowl disputati, in Difesa 13 intercetti per 126 yds di ritorno, 148 yds di ritorno in special teams e 2 e.p, 176 yds di corsa in Attacco da RB e 3 Td. In Prima squadra tra Nine League e Serie A2 ha disputato 29 partite vincendone 22 e 1 Nine Bowl, realizzando 8 intercetti per 139 yds di ritorno e 2 Td, 4 sacks.