29.12.1999

29 dic 1999

2011 – Il sogno continua

Il tempo è un vecchio cinico e baro. E senza accorgermene mi ritrovo ancora a scrivere pagine circa la magnifica storia di questa squadra. Fondamentalmente nonostante un decennio sia ormai già trascorso, pochi sono i cambiamenti su ciò che fino ad ora era stato detto; sia sulla filosofia, sulla quale si basa la scelta della nascita del team bianconero, sia sulle finalità che questa squadra ha sempre rispettato con fede nei confronti dei suoi atleti e cioè l’estremo rispetto verso quei valori, che intrinsechi allo sport, potranno far marciare su due binari paralleli sport e vita come metafora. Affinché tanto il singolo giocatore quanto il collettivo possano sapersi misurare con se stessi, con i mezzi giusti e non scegliendo la via più semplice, reale catastrofe del mondo di oggi. Di anno in anno si è cercato di cambiare per migliorare, ma sempre mantenendo chiare e costanti le coordinate esatte che portavano al rispetto di tali valori. Tanto che negli ultimi tempi alcune proposte per nuove strategie di conduzione sono state fatte, ma all’atto pratico  non sono state da me accolte in quanto si rivelavano prive di obiettivi, progetti costruttivi, spesso dettate da confusione, carenti di concretezza e di visione reale di tutto ciò che fino ad allora era stato raggiunto, e che soprattutto distorcevano e si allontanavano talmente tanto dai canoni che ispirarono Daniele e me per la nascita del team da sconvolgerne completamente il messaggio che avevamo intenzione di lasciare. Sono i canoni di UMILTÀ, di SACRIFICIO che portano alla purezza e che ad oggi continuano ad essere a mio avviso l’ingrediente vincente della ricetta, tanto da consacrare i BARBARI come una delle squadre più vincenti di sempre. E come uno dei pochi, se non l’unico team, capace di realizzare i propri sogni sfruttando solo i propri mezzi e le proprie forze.

Se questo messaggio non è chiaro potrei dilungarmi con numerosi esempi di chi compone squadre senza identità prendendo i migliori giocatori o allenatori da altri team o seguendo in maniera uniforme alla massa metodi e strategie. Per mia scelta fu vietato nei BARBARI fin dall’inizio e lo è ancora. Non cresciamo copiando sogni da altri, non amalgamiamo riempiendo la squadra con giocatori provenienti da altri team, non affidiamo guida e responsabilità ad allenatori esterni al nostro ambiente sia mentale che sportivo. Rispettando in pieno i primi valori imposti con la fondazione di questo team, UMILTÀ SACRIFICIO e LAVORO, abbiamo superato i nostri sogni segnando pagine di storia del football italiano,e sfornando giocatori invidiati da molti coaches, sia nel settore junior che senior, e producendo una lunga striscia di vittorie che ci ha visto imporci per anni nel settore giovanile come miglior scuola: ci ha visto partecipare a ben otto finali nazionali, tra junior e senior, e alzare la coppa e l’oro ben 5 volte in 10 anni di storia, rendendoci UNICI soprattutto per le modalità con le quali abbiamo conseguito i nostri sogni.

A livello statistico è tutto confermato nel nostro curriculum vitae in cui Daniele è sicuramente più attento e ferrato di me, tanto da tenere perfettamente il conto degli innumerevoli derby vinti dall’inizio ad oggi, del numero delle yards conquistate su corsa e su lancio, del numero dei placcaggi e di tutte le altre strabilianti statistiche di questa squadra.

Io ritengo che a rendere questa squadra così speciale sia proprio questa unicità che tutt’oggi ci contraddistingue così vincenti e anche così fastidiosi per un sistema differente dal nostro che ancora non porta risultati in quanto incapace di insegnare perché privo di esempi, in quanto il giusto lavoro è quello che si fa per il gruppo e non per se stessi. Noto che manca spesso l’umiltà sportiva per accettare questo compito e l’educazione nell’intendere lo sport come un superamento di se stessi e dei propri limiti per applicarlo. Io come allenatore e Daniele come dirigente, ci abbiamo creduto e ci siamo riusciti. Ovviamente ogni vittoria e ogni passo avanti sono dovuti e ricompensati da tutti quei giocatori che in questo primo decennio hanno saputo abbracciare e amare … credere in un unico sogno. Tanto da rischiare nel credere fra i primi nel progetto di una federazione vera, facendo una scelta nel 2008 che sembrava azzardata senza futuro, tracciando invece una strada che hanno via via seguito tutti gli altri, grazie anche ad un lavoro politico fatto da Daniele, ed altri pochi dirigenti, cui attribuisco un grande ed importante merito che pubblicamente in pochi hanno capito e riconosciuto.

SI FA TUTTO PER AMORE E PASSIONE, E ARRIVIAMO AL DUNQUE. La nuova stagione si è riaperta affrontando un intero cambio generazionale, ove l’assenza di ben nove titolari ci ha visti dinnanzi ad una nuova sfida: nell’arco di soli tre mesi bisognava ricostruire un organico e creare il giusto vivaio, il terreno fertile sul quale impiantare i semi migliori per un nuovo futuro. C’è da dire a questo punto che in qualsiasi sport, solo uno sprovveduto non sa o non si rende conto che già solo il cambio di un giocatore all’interno di un gruppo crea modifiche che costringono qualsiasi bravo allenatore e ottimi giocatori a ritardi senza scadenza riguardo prospettive ed obiettivi. Figuriamoci, anziché sostituirne uno, trasmettere i nostri principi, in uno sport complesso come il football, a ben oltre la metà dell’intera compagine. Ed è proprio qui che superiamo la nostra personalissima sfida in questo nuovo inizio. Superiamo noi stessi dimostrando che chi indossa i colori bianconeri continua più di ieri a voler essere “la squadra” dove non è concepito l’individualismo, in quanto se uno fa bene è perche il resto del team ha fatto del suo meglio e di più. E credo che ad oggi se si parla di football  i risultati da noi ottenuti rispettino in pieno ciò che dovrebbero essere i canoni dilettantistici dello sport, ove solo l’amore e la passione ti muovono contro tutto e tutti nel conseguimento di traguardi in cui il sacrificio richiesto è remunerato solo dal plauso e dall’abbraccio dei proprio compagni. Soprattutto quando nel caso nostro, il fato si è fatto ripagare con gli interessi tutte le gioie che meritatamente abbiam conquistato mettendoci di fronte a volte a durissime lezioni di vita che avrebbero piegato chiunque. Il barbaro che cade, ma si rialza non per se ma per il gruppo, che sia esso composto da una compagine di 40 elementi o soltanto un piccolo e minuto manipolo, è degno di cantare ”…non mollare mai” e di vestire i colori del team.

Tre mesi e nuovi nomi si affacciano sull’orizzonte bianconero, colori da difendere perché tanto danno fastidio in quanto troppo umili e troppo semplici. Grazie allo sforzo di pochissimi veterani barbari, di un gruppo di giovani caparbi e di molte nuove leve l’amalgama è stato veloce, forte e compatto. E dinanzi a questa ulteriore dimostrazione di attaccamento ho deciso di riconfermare il mio lavoro per loro e con loro.

Il mio obiettivo è quello di mettere in campo una squadra competitiva a tal punto da non doversi sentire inferiore a nessuno, capace di dire la propria sempre meglio e con più carattere, di far crescere, oltre che come giocatore anche come allenatore, nomi importanti presenti ormai a caratteri indelebili nella storia di questa squadra, vedi Gaetani e Reitano con la loro preziosissima e fattiva collaborazione per l’avviamento della nuova scuola, e Contini, Pace, Pistacchio. L’obiettivo del team è quello di partecipare a tutta questa passione con i valori richiesti e di esserne fieri e orgogliosi a tal punto da scambiare sacrificio per divertimento.

Ribadisco un concetto espresso nella prima lettera di fondazione del team, cioè l’umiltà nell’affrontare lo sport, l’umiltà nel saper ricominciare da zero, e a questo punto non importa se si vince o si perde, perché bisognerà vedere come si è vinto e come si è perso. Ragazzi pronti a dimostrare ciò saranno per me sempre il vero sprone per scendere in campo come loro compagno e loro coach. Ritengo il livello espresso nella nostra lega, definita “A2”, il migliore, in quanto, parlando in termini sportivi, si avvale di fattori quali la crescita omogenea e costante, alzando velocemente la qualità del gioco prodotto dagli atleti di questa lega, ove la competizione è capace di dare spettacolo con risultati così eccellenti da non dover sfigurare dinanzi a nessuno e soprattutto confermando un’identità senza dover regalare a …altri… spettacolarità e successi. Considero dunque il gioco prodotto in questa lega come uno dei più competitivi per il livello italiano. È un mio personalissimo parere cui è legata ancora una volta la scelta a parteciparvi.

Manuel Schollmeier

 

29/12/1999 – Il sogno iniziava così

Non ho mai creduto ad un campo da football come ad un luogo dove si svolgesse uno sport come un altro. Ho sempre visto il Football Americano come una metafora di mondi antichi, dove si esaltavano alcuni valori e se ne aborrivano altri. Giocare nei BARBARI significa sposare in pieno la filosofia del sacrificio, dell’onore e del cuore.La nascita del team voluta da Daniele Napoli e da me stesso, serviva da richiamo per tutti quei veterani che in passato avevano dimostrato di essere affini alla nostra mentalità, e di professare così alle nuove leve e alle future generazioni, un football fatto di contatto fisico, di scontri violenti, di sofferenza estrema, di intensità, di vittorie e anche di…sconfitte.Nei BARBARI è stato stravolto il tipico atteggiamento in voga dalle nostre parti, non più la famosa stella proveniente dal famoso team potrà permettersi di presentarsi agli allenamenti una tantum, i BARBARI sono tutti uguali e devono dimostrarlo tutte le volte; solo il più forte, il più veloce, colui che sopporta meglio il dolore, colui che colpisce più duro, che crede solo nella sua bandiera, avrà spazio e vita all’interno della squadra.I BARBARI non prestano i propri giocatori a nessuna altra squadra, poiché sono fermamente convinto che queste esperienze extra non portino alcun vantaggio a quello che riguarda il nostro tipo di football. Chi gioca con i BARBARI deve imparare ad avere un solo cuore per un solo colore.

Chi non è più disposto e non si riconosce più in questo, è libero di andare via in qualsiasi momento, la nostra società infatti, ed ecco un altro nostro motivo d’orgoglio, non ha mai vincolato nessun giocatore , libera la scelta di giocare con noi, libera la scelta di andarsene, a patto che chi se ne va non potrà più far parte di noi.

Non sono stato il giocatore più forte, e forse non lo sarò mai, ma ho sempre praticato lo sport con il cuore, sacrificandomi a tal punto da lasciare sparsi sui campi parecchi pezzi del mio corpo. Ho sempre esaltato il mio nemico in quanto tale, poiché rispettando i diversi approcci a questo sport che caratterizzavano in modo diverso tutte le tecniche dei miei avversari, ho avuto la possibilità di confrontarmi lealmente ogni fine settimana di ogni campionato disputato, facendo crescere in me quella speciale sensazione che si prova ogni qualvolta sei messo di fronte ad una nuova battaglia.

Rispetto ancor di più le giovani squadre che pagano il noviziato, in quanto è agli inizi che gli sforzi sono più duri ed è in questi momenti che si formano le vere compagini.

Col passare degli anni, questo mio modo di intendere il football, ha fatto sì che fossi giudicato da alcuni come un folle, da altri monotematico, iperaggressivo, arcaico, eppure sono anni che studio e approfondisco le tecniche di allenamento dei professionisti americani sperimentandole, prima ancora che sui ragazzi, su me stesso, per cercare di migliorare ed avere verso questo sport un approccio sempre più specifico e professionistico. D’altronde non ho intenzione di continuare a giocare o peggio ancora crescere ragazzi con l’idea di credersi giocatori solo perché indossano casco e armatura.

Posso vincere o perdere tutte le battaglie, la differenza sta nel come vinco o perdo, si può uscire perdenti da una vittoria e vincenti da una sconfitta.

Questo è il football che voglio dai BARBARI, per ognuno di loro sono disposto ad essere il primo a scendere in campo e l’ultimo ad uscirne, questo è il football che è nel nostro sangue.

 

Manuel Schollmeier